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il Manifesto Costitutivo dell’Associazione i Ken ONLUS

Napoli Dicembre 2005 – Approvato all’Unanimità dall’Assemblea Costitutiva

L’incapacità d’ascolto di quasi tutti i partiti e la distanza culturale tra le storiche associazioni e i movimenti di cultura omosessuale dai cittadini, hanno causato la sordità delle Istituzioni alle istanze omosessuali, creando un poco riconoscibile fronte di opposizione alle legittime richieste di chi ( persone, organizzazioni o Istituzioni) si batteva per il riconoscimento formale e sostanziale delle persone omosessuali, arrivando a negarne la legittima posizione, richiesta e dignità, soprattutto il profondo significato sociale e politico.

Il tema dei diritti, ma unito al tema della integrazione delle diversità, in una società complessa, è elemento costitutivo delle democrazie occidentali e moderne che devono essere capaci di accogliere e soddisfare le istanze sociali senza pregiudizi.
In Italia ci appare che tale istanza sia solo usato, come argomento di gossip estivo e che la politica, almeno in parte, se ne ricordi nel dibattito istituzionale che nasce ogni anno dopo la manifestazione delle associazioni omosessuali durante la giornata dell’orgoglio omosessuale e che tanto indigna i benpensanti e la gerarchia di Città del Vaticano.

Riteniamo che l’alveo naturale delle nostre istanze trovi nel laicismo l’humus capace di rendere fertili le aridità dovute al pregiudizio e all’ignoranza.
Riteniamo che in questa impostazione i destinatari più immediati siano gli stessi membri delle comunità omosessuali e via via tutte le comunità escluse, che nell’ambito complesso della società compongono quel mondo civile a cui tutti apparteniamo.
Ci appare evidente che l’approccio che tutti gli schieramenti politici, morali, laici o confessionali, hanno avuto fino ad oggi con tale argomento, è solo di pura contrapposizione ideologica, passata attraverso la ridicolizzazione macchiettistica e la demonizzazione degli atteggiamenti degli omosessuali in modo distorto e pretestuoso, atto ad indurre l’opinione pubblica a ritenere giusta una censura moralistica che ha negato e quindi cancellato l’identità di milioni di persone, rendendole spesso infelici e costringendole a vivere in clandestinità.
Così si è evitato di ragionare sui diritti degli individui e sul sistema di garanzia che uno Stato laico deve ai cittadini tutti senza nessuna esclusione.
Non basta andare lontano con la memoria, ma gli omosessuali come gli ebrei e come altre minoranze scomode all’ omofoba coscienza collettiva sono state vittime della persecuzione; solo che a differenza degli ebrei ricordati e garantiti con uno Stato, essi sono stati dimenticati e non ritenuti degni di alcuna celebrazione e memoria.
Il solo fatto che nel mondo si attuino i diritti a salvaguardia degli animali, e non ci s’indigni a sufficienza per gli assassini di stato a danno degli omosessuali, come nel caso di due giovani iraniani impiccati proprio perché omosessuali, la dice lunga sul nostro atteggiamento incivile nei confronti della omosessualità e della sua perenne persecuzione.
Noi oggi Vogliamo cominciare a sognare un mondo senza anteporre se e ma, senza condizionamenti avversativi, senza porci alcun limite d’immaginazione e di fattibilità, credendo di poter essere fonte di emancipazione per quelle persone che per motivi diversi non hanno avuto la nostra fortuna, di non sentirsi non accettati, rifiutati o scarto della natura, ma semplicemente complementari ad un mondo che necessita di noi come del mare o del vento.

Ci rendiamo perfettamente conto che ciò che diciamo è il segno di una modificazione di sostanza della nostra società e che passa attraverso percorsi lenti ma certi, dove le Istituzioni democratiche del nostro Paese hanno un ruolo fondamentale e centrale.
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Questo, per noi, significa che abbiamo scelto di non entrare nella discussione seppure civile e legittima sui P.A.C.S., ma riteniamo di dover discutere in maniera più ampia delle libertà e dei diritti Costituzionali, perché ci sentiamo Italiani non tutelati in quanto discriminati. Riteniamo inoltre che le problematiche che disciplinano i rapporti di unione tra le persone omosessuali non siano il problema reale e rappresentativo, ma solo l’effetto o il sintomo di altri mali o di mali sociali che hanno radici più profonde e meno visibili.
Lo scontro su quest’argomento oggi sta solo evitando la nascita di un vero dibattito nazionale sulle culture alternative a quella dominante, e sullo spazio di libertà portato dai gruppi diversi da quelli che si arrogano diritti a concessioni, come se possessori di un “diritto di emanazione divina”.
Questa concessione, noi omosessuali, la rifiutiamo in quanto tale, ma siamo dell’idea che debba nascere e svilupparsi una collaborazione allo stesso modo di quella nata con i generi.
La non evidente diversità in base alla omosessualità ci deve far riflettere sul valore dell’outing che, come scelta individuale finalizzata alla costituzione di gruppi sociali ( team leader) rispetto a gruppi svantaggiati, pone al centro dell’interesse e dello sviluppo di politiche l’individuo da proteggere, come avviene con la privacy, posto a tutela della persona, considerando, quindi, esso come un bene inalienabile.
Per ciò che riguarda l’emancipazione, la memoria ha un ruolo fondamentale. La storia recente la fa correre indietro fino a giungere ai tempi in cui anche la femmina italiana era considerata priva di diritti ed equiparata ad un animale domestico, come se fosse stata una giumenta. Poi la guerra, la lotta di liberazione e, nel 1946, il referendum che istituiva la Repubblica, il suffragio universale, che dava loro dignità umana, civile e politica. Inoltre le lotte sindacali, le lotte femministe… Oggi ci pare impossibile immaginare la barbara normalità in cui hanno vissuto le nostre nonne.
Queste lotte sono il nostro faro, la nostra guida all’emancipazione sociale che passerà attraverso una battaglia culturale che deve scardinare i preconcetti che alcuni esponenti, anche autorevoli della morale cristiana e dello Stato laico, vedono ancora oggi nella omosessualità, intendendola come una condizione invalidante per l’individuo, il cui oltraggio non può suscitare né scandalo né richieste di legittimazione o riconoscimento civile.

Crediamo che questa nostra battaglia di libertà debba nascere, debba essere condotta e debba partire dalle piccole cose per ambire alle grande, partendo dalle cose concrete, dal nostro vissuto, creando un volere collettivo, una forza di pensiero di azione che diventa leader e porti dietro di se sviluppo, benessere sociale ed economico.

Dobbiamo chiedere alle Istituzioni democratiche di essere al nostro fianco contro il pregiudizio e l’odio, in difesa della libertà sancita e garantita anche dalla Costituzione Repubblicana.
Dobbiamo lottare per far cessare l’eterna fuga volta alla ricerca di un riparo per tutti gli omosessuali che si sentono e che sono perseguitati dall’ignoranza, ma ripudiamo e combattiamo l’ingiustificabile paura di Se e della fuga da se stessi.
Troppi giovani adolescenti nell’età scolare o nel passato durante l’obbligo della Leva militare si sono uccisi perché non hanno accettato se stessi per quello che erano, hanno scelto gesti disperati e non hanno avuto luoghi che accogliessero le loro necessità, il loro bisogni per tempo canalizzandoli positivamente nella costruzione di una vita felice e serena, una vita diversa.
A tutte le vittime di discriminazione e di autodiscriminazione e d’odio va riconosciuto di aver fatto vivere la speranza in milioni di uomini e donne omosessuali di poter vivere una vita di sentimenti in libertà in uno Stato di diritto.
Crediamo che si debba cessare d’ideologizzare strumentalmente l’approccio a tale discussione, perché s’incide direttamente e trasversalmente in quello che è il ridisegno dello stato sociale di uno stato che oggi riconosce e pianifica le proprie esigenze e fabbisogno, avendo come unico riferimento statistico quella che viene intesa come famiglia e che si sostanzia nel contratto civilistico del matrimonio.
L’Associazione di Promozione sociale i Ken O.N.L.US. ritiene che il primo passo sia quello di ascoltare per concertare, unire, progettare, eseguire e verificare azioni positive che mettano in moto i saperi le coscienze.
Riteniamo sbagliato l’atteggiamento teso a perseverare in politiche tese alla moralizzazione di scelte che riguardano la sfera delle libertà della persona; questo modo per noi non è riformista, né Costituzionalmente corretto e pensiamo che l’atteggiamento di parte della politica sia grave e da correggere e ci riferiamo a tutto lo schieramento della sinistra europea – che accuratamente evita di discutere apertamente e di battersi anche contro per l’affermazione di legittimità dei diritti e dei doveri di parte di cittadini. Il compito della politica, a nostro giudizio, deve essere quello di lottare per ottenere un miglioramento continuo degli standard di vita dei cittadini.
Riteniamo che siano molteplici le azioni da mettere in essere al fine di una realizzazione degli obbiettivi comuni .

http://www.i-ken.org/manifesto.html