di Carlo Cremona, Presidente i Ken
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i Ken nasce nel 2005, quando il mondo stava cambiando velocemente: arrivavano gli iPod, gli iPhone di terza generazione e le nuove Information Technologies mettevano per la prima volta l’individuo al centro con una semplice lettera: i.
Quella stessa i diventò il nostro modo di dire: io sono, io esisto, io conto.
Ken, come il compagno di Barbie, era l’immagine perfetta da ribaltare. Nessuno di noi voleva essere definito come “i gay”: un termine collettivo che disumanizza, in cui la persona sparisce e con lei cultura, storia e sfumature. Loro sono i gay: così venivamo confinati.
Con i Ken, la narrazione diventava personale: “lui è Ken”, un individuo riconoscibile, non una categoria.
E poi c’era lei: la saponetta rosa.
Non un simbolo, ma un non-simbolo: un oggetto pop, quotidiano, profumato, che “lava via” lo sporco e soprattutto i pregiudizi. Una citazione ironica all’immaginario omofobo degli spogliatoi – quello della “saponetta che cade” – che noi ribaltavamo con leggerezza, trasformandolo in linguaggio, critica, libertà.
La saponetta diventava così un gesto di autoironia e disinnesco: prendevamo ciò che era stato usato contro di noi e lo trasformavamo in arte, comunicazione, identità.
Erano gli anni del Confessions Tour di Madonna, con Live to Tell come confessione queer universale. A Napoli, Madonna – la nostra Madonna schiavona – era ed è la madre simbolica di tutte le persone gay, lesbiche e trans cresciute immaginando un mondo più giusto e più proprio.
Da quella miscela di cultura pop, rivoluzione digitale, ironia dissacrante e bisogno profondo di diritti nasce i Ken:
una comunità, un linguaggio, un atto d’amore verso chi cercava un posto nel mondo.
Una fotografia che spezza il silenzio e accende la miccia
C’è una fotografia che, più di ogni parola, racconta l’origine, l’urgenza e la necessità etica dell’associazione i Ken. Non è una foto di festa, né di gloria. È uno scatto crudele, ingiusto, che all’inizio del 2005 attraversò il web e i media internazionali come un’insopportabile ferita aperta: l’esecuzione pubblica di due ragazzi minorenni in Iran. Un atto di brutalità istituzionalizzata, motivato dall’orientamento sessuale delle vittime, che costrinse il mondo a confrontarsi con il limite estremo della discriminazione.
Per la maggior parte, fu solo un’immagine in più nel flusso inarrestabile delle notizie; una tragedia lontana da archiviare. Ma per un gruppo di giovani menti napoletane, fu un ineludibile punto di non ritorno. Fu impossibile distogliere lo sguardo, non perché la violenza affascini, ma perché l’indifferenza uccide due volte.
Napoli, città di contrasti endemici, di umanità espansa fino all’eccesso e di assenze dolorose quanto ingiuste, divenne il luogo elettivo da cui prendere posizione. Non in termini di banale protesta, ma di costruzione di un’alternativa estetica, politica e morale. Se il mondo si ferma davanti a tanta violenza, è qui e ora che si deve ricominciare a muoversi.—–
8 dicembre 2005 – L’annuncio di una rivoluzione gentile a colpi di Pop
Nasce in quel momento la Ken Conception: un’estetica che rifiuta i toni vittimistici e l’iconografia obsoleta. i Ken non si costituisce come una classica associazione, né come un gruppo chiuso o un’entità militante “per categorie”. Il suo atto rivoluzionario è nella sua stessa genesi: nasce perché le persone valgono più delle sigle e l’identità è troppo complessa per essere ridotta a un acronimo.
La loro prima intuizione politica è di una semplicità disarmante, ma di una forza profetica:“Chiamami per nome, non per categoria.”
La data dell’8 dicembre 2005 non è solo un anniversario, è l’atto di fondazione di un’estetica. Il primo manifesto di i Ken non si presenta come un comunicato stampa istituzionale, ma come una dichiarazione d’intenti Pop, irriverente e visionaria. Parla la lingua di Madonna, della post-modernità che celebra l’individuo sull’istituzione, dell’iPod che ha appena soppiantato il CD, segnando il passaggio dal consumo di massa alla personalizzazione digitale.
Questa frase, nel 2005, anticipò un dibattito mondiale sulle intersezioni e le complessità delle identità che sarebbe esploso solo molti anni dopo. Fu il primo manifesto di un’identità non monolitica
Il coraggio dei volti – La messa in scena della vulnerabilità fiera
Nel 2005, specialmente nel Sud Italia, mettersi in foto significava esporsi al rischio sociale, all’ostracismo e al potenziale pericolo. Eppure i soci fondatori di i Ken — ritratti con una maestria quasi documentaristica da Carlo Rossi — scelsero la piena visibilità.
Non si trattava di esibizione, ma di affermazione radicale. Volti veri, giovani, vulnerabili eppure fieri. La scelta fu quella di non nascondere, non ammiccare, non costruire un artificio di facciata. Le loro immagini parlavano la lingua della verità personale, e fu proprio quel gesto di onesta esposizione, prima ancora dei testi programmatici, a dare forma concreta alla rivoluzione gentile. Dimostravano che la forza non sta nel nascondersi, ma nel mostrarsi autentici.
La saponetta rosa – Il simbolo che disarma e purifica
Mentre altri movimenti adottavano bandiere, pugni chiusi o simboli tradizionali, i Ken scelse un oggetto deliberatamente semplice, anti-eroico e profondamente quotidiano: una saponetta rosa.
Fu una scelta semantica geniale. La saponetta non è mai stata un simbolo di orientamento sessuale. Non apparteneva ad alcun codice militante preesistente. Ed è proprio per questa sua neutralità e universalità che divenne un veicolo narrativo di potenza inaudita.
La saponetta non divide per identità: pulisce. Non genera conflitto ideologico: disarma. Non categorizza: libera dall’impurità del pregiudizio.
Nasce così il concetto più geniale, radicale e duraturo del collettivo napoletano:SOAP POWER – la rivoluzione che si fa con gentilezza, detergenza sociale e riscatto etico.
Il Soap Power è l’incarnazione di una politica che opera per sottrazione, non per imposizione: toglie la polvere dell’odio e l’opacità della paura, lasciando emergere la lucentezza dell’identità.
Dall’insulto al riscatto – “Meglio finocchio che ignorante”
La campagna più iconica, il gesto Pop più coraggioso e concettualmente riuscito, arriva quando i Ken decide di ribaltare uno degli insulti più antichi e abusati nel panorama omofobo italiano: il finocchio.
Accostato a una granata (simbolo di potenziale esplosivo e di conflitto), il contrasto diventa immediatamente esplosivo sul piano morale e culturale: “Meglio finocchio che ignorante”.
Il messaggio non è semplicemente una provocazione, è un posizionamento etico definitivo: l’ignoranza, l’ottusità mentale e la chiusura ideologica, non l’identità sessuale o di genere, sono la vera minaccia, il vero male sociale da combattere. Il manifesto trasforma l’insulto in un’armatura di saggezza popolare. È una campagna che ha parlato alle coscienze come pochi manifesti hanno saputo fare negli ultimi due decenni, entrando nel lessico comune e nei testi di sociologia della comunicazione
Quando il Pop diventa pedagogia – Il cortometraggio Soap Power

La filosofia del Soap Power non poteva restare confinata alla grafica. Necessitava di diventare racconto vivo, narrativo, immersivo. Diventa, quindi, cinema.
Il cortometraggio didattico “Soap Power” è stato un pioniere nell’introduzione di una forma nuova di educazione alle differenze e all’affettività nelle scuole: ironica, colorata e basata sull’empatia, rifiutando categoricamente i moralismi didascalici e i toni cupi della retorica militante tradizionale.
La rivoluzione gentile arriva nelle classi non con un sermone, ma con l’immagine di una saponetta che fluttua sullo schermo, parlando ai ragazzi con la leggerezza e la viralità estetica di un linguaggio che precorreva quello di TikTok, creando un ponte generazionale basato sull’immediatezza emotiva. È un esempio di come la creatività Pop possa diventare strumento di alta pedagogia.
La Casa Accoglienza – La rivoluzione diventa architettura e welfare
Dopo anni di attivismo culturale e di posizionamento politico-estetico, i Ken compie il passo più maturo e decisivo: dalla cultura alla cura concreta.
Ottiene un bene confiscato alla camorra, un simbolo di illegalità e violenza, e lo trasforma radicalmente nella prima Casa Accoglienza LGBTQIA+ del Sud Italia dedicata ai giovani in emergenza abitativa e vittime di discriminazione familiare.
Questo non è solo un progetto di assistenza; è un gesto politico di altissimo livello, un’affermazione che la gentilezza può diventare architettura, welfare permanente e futuro tangibile. La Casa non è solo un rifugio: è una riappropriazione di spazio civico. Dove prima si esercitava l’intimidazione del crimine organizzato, ora c’è la protezione dei diritti. Dove prima c’era il silenzio della paura, ora c’è l’ascolto della comunità. Non è un’idea vaga: è una risposta fisica e strutturale alla solitudine e al rifiuto.
OMOVIES – Quando Napoli diventa capitale queer del Mediterraneo

Parallelamente, un altro seme piantato nei primi anni è germinato fino a diventare un punto di riferimento internazionale: l’OMOVIES Film Festival.
Giunto oggi alla sua 18ª edizione, è uno dei festival LGBTQIA+ più longevi e rilevanti d’Italia. Non è solo una rassegna: è una piattaforma internazionale che ha portato a Napoli cineaste, registi, storie e prospettive da ogni angolo del mondo, trasformando la città in un crocevia culturale del Mediterraneo.
Napoli – con i suoi teatri storici, i suoi vicoli vibranti, la sua estetica barocca e ribelle – diventa il palcoscenico naturale per un cinema che libera, illumina e resiste. OMOVIES non è un evento ospitato; è un pezzo ormai inamovibile del DNA culturale della città.
Vent’anni dopo – La rivoluzione gentile continua, ininterrotta
Sono passati vent’anni, due decadi di trasformazione incessante. Il cuore di i Ken batte ancora allo stesso ritmo incessante e coerente:
Quello della gentilezza che non arretra di fronte a nessuna forma di violenza,
Della cultura che non solo educa, ma cura le ferite sociali,
Della politica che nasce dalla vita reale delle persone e non dalle astratte ideologie di partito,
Delle comunità che si costruiscono con l’amore visionario e la forza dei fatti.
La saponetta rosa è ancora lì. Non si è consumata, ma ha svolto il suo compito: ha lavato via sistematicamente e senza sosta ciò che andava tolto. I pregiudizi più ottusi, gli stereotipi più nocivi, l’ignoranza e la violenza che ne deriva.
E continua a farlo, con lo stesso piglio pop e la stessa integrità morale.
Un Augurio Istituzionale: La Voce del Presidente e del Direttivo
In occasione di questo ventesimo anniversario, il Presidente Carlo Cremona e l’intero Direttivo de i Ken desiderano esprimere una profonda gratitudine e un augurio sincero a tutte le persone che rendono viva quotidianamente la missione del Soap Power.
Un ringraziamento speciale va agli Staff operativi nelle aree cruciali dell’associazione:
- Area Casa Accoglienza: Per il lavoro incessante di cura e rifugio, trasformando un bene confiscato in un luogo di rinascita e protezione.
- Area OMOVIES Film Festival: Per la capacità di mantenere viva una piattaforma internazionale di cinema e cultura che illumina la diversità.
- Area Scuole e Formazione (Progetto Soap Power): Per aver portato l’educazione all’affettività e alle differenze in migliaia di classi, con ironia e competenza.
- Area Comunicazione e Archivio Storico: Per aver saputo raccontare e conservare con coerenza l’estetica Pop e la rivoluzione gentile di i Ken.
- Volontari e Volontarie del Servizio Civile Universale e Fondazione AMESCI: Per aver dato corpo e tempo al nostro impegno civico, portando energia fresca, dedizione e professionalità in ogni settore dell’associazione, rendendo la Casa Accoglienza e i progetti educativi delle realtà vive e pulsanti.
“Questi vent’anni non sono un traguardo, ma la conferma che la nostra rivoluzione – nata dalla rabbia per un’ingiustizia e trasformata in gentilezza organizzata – è più necessaria che mai. Il nostro augurio è che ognuno di voi continui a essere la saponetta che pulisce l’opacità del mondo, con la stessa forza, la stessa eleganza e la stessa irriverenza Pop,” afferma il Presidente Cremona. “Grazie per essere, ogni giorno, il futuro tangibile del Soap Power.”
Il Soap Power compie 20 anni.
La rivoluzione gentile continua.


































































































