Gay vittima di mobbing: l’azienda deve risarcirlo

E’ una sentenza davvero molto importante per la comunità gay quella emessa pochi giorni fa dalla Corte d’Appello di Venezia, che ha dato ragione a E. N. (  su richiesta della vittima cancelliamo nome e cognome) , 42 anni, dipendente omosessuale di un’azienda che, in questi anni, gli ha dato parecchio filo da torcere. Dopo gli innumerevoli episodi di mobbing sul posto di lavoro, episodi dovuti proprio all’ omosessualità del dipendente, Emanuele ha avuto il coraggio di denunciare i datori di lavoro, e la Corte d’Appello gli ha dato ragione, riconoscendogli il danno morale e biologico e condannando la ditta a pagargli ben ventisettemila euro di risarcimento!

La vicenda ha avuto inizio nel 2005, ma solo nell’ultimo periodo è stata resa nota, per volere dello stesso dipendente dell’azienda Pagan Elettromeccanica. «Malgrado io non sbandierassi la mia omosessualità, alla fine non potevo più cambiarmi negli spogliatoi per le battute continue e nemmeno mangiare in mensa, tanto che andavo al bar», ha recentemente fatto sapere questa ennesima vittima di mobbing omofobico.
Dal canto suo, i titolari dell’azienda, condannati a un cospicuo risarcimento, stanno valutando l’ipotesi di coinvolgere nella condanna anche gli operai colpevoli di aver attaccato e discriminato il dipendente omosessuale!Alessandro Zan, si è detto più che soddisfatto per il risultato ottenuto: «E’ una sentenza che farà scuola e spero sia un esempio positivo per chi subisce ogni giorno»

Carlo Cremona, coordinatore degli sportelli i Ken – CGIL Napoli ed Avellino si unisce ad Alessandro Zan,

infatti, questa sentenza ci aiuta nel lavoro di emersione della discriminazione sui luoghi di lavoro a cui sono sottoposti molti omosessuali e transgender che, quasi non riconoscendosi una ingiustizia ricevuta evitano di denunciare per non sommare al dispiacere ed allo stress ricevuto altro stress e discriminazione. La PAURA che ci pervade, quando percepiamo di essere discriminati almeno in Campania, deve essere vinta attraverso l’intervento collettivo garantito dal Sindacato o se il sindacato non v’è, attraverso gli Sportelli LGT presso la CGIL di Napoli e del centro Anti discriminazione di Avellino

 logosportello

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